Intervento italiano per la tutela di un simbolo religioso e culturale afghano
Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, attraverso l'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), ha annunciato un intervento congiunto con UNESCO per la messa in sicurezza e la conservazione del Santuario di Hazrat Ali, noto come "Moschea Blu" di Mazar-i-Sharif. L'azione si inserisce nel progetto «Conservazione e Valorizzazione della Valle di Bamiyan, per uno Sviluppo Sostenibile Orientato alla Cultura» (AID 11704/01/1), estendendo a Mazar-i-Sharif il modello già adottato nella Valle di Bamiyan.
Il provvedimento risponde alle conseguenze del terremoto del 3 novembre 2025: l'evento sismico, con epicentro nei pressi della città, ha provocato perdite umane, centinaia di feriti, migliaia di sfollati e danni diffusi all'abitato. Tra gli edifici storici colpiti figura la Moschea Blu, uno dei luoghi di riferimento religioso e identitario per la popolazione afghana, che ha riportato lesioni strutturali estese, dissesti alle fondazioni, problemi alle coperture e ai minareti e la perdita di importanti elementi decorativi in maiolica.
Obiettivi e modalità dell'intervento
L'approccio previsto unisce attività tecniche e formazione professionale: oltre alle indagini strutturali specifiche e agli interventi di messa in sicurezza, il progetto contempla la formazione on-the-job di operai e tecnici locali, con il coinvolgimento di esperti italiani. L'obiettivo dichiarato è duplice: salvaguardare il valore culturale e religioso del monumento e creare opportunità di occupazione nel comparto della conservazione e del turismo culturale, replicando il modello sperimentato nella Valle di Bamiyan.
- Indagini tecniche per valutare danni e stabilità delle strutture;
- Interventi di messa in sicurezza su fondazioni, coperture e minareti;
- Formazione di maestranze locali per la conservazione del patrimonio;
- Integrazione con progetti di sviluppo socioeconomico locale.
Impatto e significato
La scelta di estendere l'azione dalla Valle di Bamiyan a Mazar-i-Sharif riflette una strategia che collega tutela del patrimonio e sviluppo locale. In contesti segnati da emergenze umanitarie e fragilità infrastrutturali, gli interventi culturali possono concorrere al rilancio economico attraverso la qualificazione delle competenze e la valorizzazione del territorio. Per l'Italia, la partecipazione attiva a iniziative di questo tipo sottolinea la dimensione culturale della cooperazione internazionale e il ruolo delle istituzioni italiane nella conservazione di beni riconosciuti a livello globale.
| Dato | Valore riportato |
|---|---|
| Vittime | 26 |
| Feriti | circa 1.200 |
| Abitazioni distrutte | oltre 1.300 |
Le indagini tecniche condotte dall'UNESCO hanno evidenziato il carattere diffuso dei danni: non si tratta solo di elementi decorativi compromessi, ma di criticità che interessano la stabilità dell'edificio, come il cedimento delle fondazioni e la compromissione delle strutture portanti dei minareti. Gli interventi, quindi, devono essere calibrati per coniugare sicurezza e conservazione delle componenti storiche e artistiche.
Il progetto rappresenta inoltre un banco di prova per la cooperazione culturale italiana: l'esperienza maturata nella Valle di Bamiyan verrà adattata al contesto urbano di Mazar-i-Sharif, con attenzione al coinvolgimento delle comunità locali. La sfida sarà assicurare che gli interventi tecnici si traducano in benefici duraturi per il tessuto sociale e professionale del territorio, salvaguardando al contempo un luogo di grande rilevanza simbolica.