Il Ministero della Cultura ha annunciato l'istituzione del Premio Olivetti, un riconoscimento pensato per valorizzare progetti che rendano la cultura più accessibile e capace di generare sviluppo umano e coesione sociale. Ispirato all'eredità dell'imprenditore e ai principi della Convenzione di Faro del Consiglio d'Europa, il premio intende premiare iniziative concrete che rimuovano barriere e rafforzino la partecipazione delle comunità.
Un bando articolato in quattro sezioni
Il bando è strutturato in quattro linee progettuali distinte, rivolte a diverse tipologie di soggetti e ambiti d'intervento. Le sezioni delineano altrettante strade per promuovere accessibilità, rigenerazione e benessere culturale sul territorio.
- Musei, patrimonio culturale e territorio: proposte per valorizzare luoghi della cultura — dai musei ai parchi archeologici, dagli archivi alle biblioteche — come presìdi civici e strumenti di rigenerazione sociale.
- Attività culturali: iniziative che rimuovano ostacoli fisici, sensoriali, cognitivi, economici e sociali all'accesso ad eventi, festival, rassegne e programmi di promozione della lettura.
- Welfare aziendale e rigenerazione culturale: progetti realizzati da imprese per migliorare il benessere culturale e relazionale di lavoratrici e lavoratori e delle comunità locali.
- Progetti sperimentali degli Istituti del Ministero: una sezione riservata agli Uffici e agli Istituti del Ministero della Cultura, senza assegnazione di risorse finanziarie.
Chi può partecipare
Le regole di ammissibilità variano a seconda della sezione: per le due linee dedicate a musei e attività culturali il bando è aperto sia ad enti pubblici sia a soggetti privati, inclusi operatori del Terzo settore, fondazioni, associazioni culturali, partenariati pubblico‑privati e imprese culturali e creative. La sezione sul welfare aziendale è invece riservata alle imprese e alle società, pubbliche o private. La quota dedicata ai progetti sperimentali è limitata ad uffici e istituti ministeriali.
Impatto atteso e quadro culturale
Con questa iniziativa il Ministero punta a promuovere progettualità che non si limitino alla conservazione del patrimonio, ma lo trasformino in strumento per l'inclusione, l'educazione e la partecipazione civica. Il collegamento alla Convenzione di Faro sottolinea l'orientamento verso un concetto di patrimonio inteso come risorsa viva, capace di contribuire al benessere collettivo.
Insieme alla definizione delle categorie e dei beneficiari, il bando introduce una linea di lavoro su pratiche di welfare culturale: un approccio che mette in relazione politiche aziendali, cultura e sviluppo dei territori, settore in cui le imprese vengono chiamate a svolgere un ruolo attivo.
Prospettive e prossimi passi
L'avvio del Premio costituisce un punto di partenza per incentivare sperimentazioni diffuse sull'accessibilità culturale. Restano da chiarire i dettagli operativi del bando — scadenze, criteri di selezione e risorse previste per le diverse sezioni — che determineranno la portata reale dell'iniziativa e la capacità di coinvolgere attori pubblici e privati su tutto il territorio nazionale.
| Sezione | Obiettivo principale | Destinatari ammessi |
|---|---|---|
| Musei, patrimonio e territorio | Rigenerazione, inclusione, ruolo civico dei luoghi della cultura | Enti pubblici, soggetti privati, Terzo settore, fondazioni, associazioni, imprese culturali |
| Attività culturali | Rimozione di barriere per eventi e programmi culturali | Enti pubblici, soggetti privati, Terzo settore, fondazioni, associazioni, imprese culturali |
| Welfare aziendale e rigenerazione | Benessere culturale dei lavoratori e delle comunità | Imprese e società (pubbliche o private) |
| Progetti sperimentali degli Istituti | Sperimentazione interna al Ministero | Uffici e Istituti del Ministero della Cultura |
Nel complesso, il Premio Olivetti rappresenta una scommessa sul ruolo della cultura come leva di inclusione sociale e rigenerazione territoriale: un invito rivolto a istituzioni, comunità e imprese a progettare pratiche che rendano più equo l'accesso ai beni culturali e alle opportunità formative e relazionali che da essi derivano.