Vertenza ex Ilva, la UGL sollecita misure immediate per salute e lavoro
Dopo oltre tredici anni di interventi normativi e trattative che non hanno risolto la situazione, la vicenda dell'ex Ilva torna al centro del dibattito nazionale: il confronto di oggi al Ministero, definito un momento di «ascolto», ha raccolto le richieste delle parti sociali e ha visto la UGL ribadire la propria posizione su salute, lavoro e prospettive industriali della città.
“La salute dei lavoratori prima di tutto”
Nel documento che ha accompagnato la proclamazione dello sciopero, le federazioni UGL Metalmeccanici e UGL Chimici, insieme al segretario generale della UGL Taranto, hanno sottolineato che la tutela dei lavoratori è condizionata a interventi precisi e immediati. La recente pronuncia della Corte d'Appello di Milano — che ha disposto lo stop dell'area a caldo fino all'eliminazione dell'amianto e alla riduzione delle emissioni — è stata interpretata dal sindacato come un monito rivolto alle istituzioni: la sicurezza sul lavoro non può più essere considerata accessoria.
Alla luce di questi sviluppi, la UGL ha avanzato richieste concrete, che spaziano da misure economiche e previdenziali per gli esposti ad amianto a strumenti per l'esodo volontario, compresa la piena copertura contributiva e il riconoscimento delle attività svolte presso l'ex Ilva, l'indotto e l'ILVA in amministrazione straordinaria come lavori usuranti.
- Verifiche sanitarie, epidemiologiche e ambientali immediate per valutare l'impatto delle esposizioni;
- Piano straordinario di bonifica e messa in sicurezza degli impianti;
- Strumenti economici e previdenziali per i lavoratori esposti e per chi volesse opzioni di uscita volontaria;
- Investimenti per la trasformazione industriale dell'area a caldo compatibile con la salute pubblica.
Dal tavolo ministeriale è però emerso un elemento di preoccupazione: non è ancora disponibile un nuovo bando di gara e le risorse attualmente in capo ad Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria non saranno sufficienti a lungo. Questa evidenza rende urgente un ripensamento delle strategie: per la UGL, la continuità produttiva non può precedere la garanzia di sicurezza e diritti per i lavoratori.
| Problema | Richiesta UGL |
|---|---|
| Esposizione ad amianto e agenti nocivi | Accertamenti sanitari e riconoscimento previdenziale |
| Area a caldo fermata dalla Corte | Bonifica, riduzione emissioni, piano di trasformazione |
| Assenza di nuovo bando e risorse limitate | Garanzie economiche e piani di investimento |
Il sindacato ricorda come i lavoratori non siano mai stati la causa del problema, ma anzi assicurino quotidianamente la continuità produttiva, e pertanto meritino condizioni che non li costringano a scegliere tra salute e occupazione. Il documento punta a superare lo scontro ideologico che ha segnato la storia dello stabilimento, promuovendo investimenti, innovazione e interventi di bonifica reali e verificabili.
La posta in gioco è alta: da una parte ci sono istanze di tutela della salute pubblica e dei diritti dei lavoratori; dall'altra, la necessità di definire un percorso industriale sostenibile per il sito. Per procedere serviranno decisioni politiche, risorse dedicate e un cronoprogramma condiviso di controlli e interventi ambientali e sanitari. La proposta della UGL insiste su un principio che può guidare ogni fase successiva: la sicurezza come condizione imprescindibile per qualsiasi progetto di continuità o rilancio industriale.
Resta da vedere se il confronto ministeriale porterà, in tempi brevi, a misure concrete e finanziate che conciliino la tutela della salute, la tenuta occupazionale e la riconversione produttiva dell'area.