Una figura che ha segnato il volontariato e l'educazione sociale
Si è spento a 96 anni don Antonio Mazzi, sacerdote ed educatore noto per aver fondato la Fondazione Exodus nel 1984. La sua attività, dedicata a giovani in difficoltà, tossicodipendenti e persone emarginate, ha avuto ripercussioni significative anche sul territorio della provincia di Varese, dove Exodus ha mantenuto una presenza consolidata nei decenni.
Ordinato sacerdote nel 1956 e veronese di origine, don Mazzi è diventato nel tempo una delle voci più riconoscibili del volontariato italiano grazie a un approccio educativo basato su responsabilità, lavoro e condivisione. La sua opera ha cercato di trasformare situazioni di dolore e marginalità in percorsi di recupero e reinserimento.
La presenza di Exodus nel Varesotto
Nel Varesotto la Fondazione Exodus ha sviluppato strutture e percorsi che hanno costituito punti di riferimento locali. In particolare:
- Gallarate: sede e iniziative rivolte a giovani e famiglie;
- Villadosia di Casale Litta: struttura nota come Villa Calderara, impegnata in accoglienza e formazione educativa.
Questi luoghi, citati dai referenti locali, hanno ospitato programmi di recupero, progetti per adolescenti e incontri con educatori e operatori sociali, consolidando una rete di volontari e amministratori attivi nel territorio.
"Mi piacerebbe morire camminando"
La citazione, rilasciata in un'intervista del 2021, sintetizza il carattere diretto e operativo che ha contraddistinto il suo impegno. Anche nelle ultime settimane le sedi varesine hanno proseguito attività rivolte ai giovani, a testimonianza di un lavoro che non si è fermato.
Impatto e prossime conseguenze per la comunità locale
La scomparsa di don Mazzi apre questioni pratiche per le realtà operative: la continuità dei progetti, il coordinamento delle attività di accoglienza e i rapporti con le istituzioni e le scuole locali. Per le comunità di Gallarate e Casale Litta, dove Exodus è radicata, sarà necessario un lavoro di tutela delle strutture esistenti e di sostegno alle équipe educative per garantire la prosecuzione dei percorsi avviati.
Amministratori, operatori sociali e volontari del territorio sono attesi a confrontarsi nelle prossime settimane per definire il futuro delle attività locali e ricordare l'eredità lasciata dal sacerdote, che nel corso degli anni ha promosso iniziative di formazione rivolte a famiglie, insegnanti e operatori del settore.
Un riferimento pubblico e mediatico
Don Mazzi ha spesso portato il tema dell'educazione e della dignità umana nelle cronache nazionali, attraverso interviste, libri e interventi pubblici. La sua esperienza ha segnato non solo chi ha partecipato ai percorsi di Exodus, ma anche il dibattito pubblico su come affrontare il disagio giovanile e la dipendenza.
Nei prossimi giorni sono attese manifestazioni di cordoglio e iniziative commemorative nelle comunità dove la Fondazione opera, insieme a incontri tra associazioni e istituzioni per discutere la continuità dei progetti sul territorio.
La scomparsa di don Antonio Mazzi rappresenta la fine di un'epoca per molti operatori del sociale varesino, ma lascia anche una rete organizzata e professionale chiamata ora a conservare e rilanciare l'attività educativa e di accoglienza costruita in decenni di impegno.