Escalation tra Stati Uniti e Iran: morti in Giordania, allarme nel Golfo
La crisi tra Stati Uniti e Iran compie un salto di qualità con conseguenze potenzialmente gravi per la sicurezza regionale. Il Comando Centrale USA ha reso noto che due militari americani sono rimasti uccisi in Giordania durante un'azione collegata a un attacco attribuito a Teheran. Altri quattro sono stati feriti e successivamente dimessi dall’ospedale. Nelle stesse ore, le Guardie della Rivoluzione hanno rivendicato l’impiego di missili e droni contro la base statunitense di Al-Azraq e hanno dichiarato di aver colpito anche Camp Arifjan in Kuwait, dove il governo locale ha fatto sapere di essere «pronto a difendersi» a seguito di ingenti danni a un importante sito petrolifero.
Teheran blocca il memorandum: «Stop agli impegni con Washington»
La risposta politica iraniana è arrivata per bocca del viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi, che ha annunciato l’interruzione degli impegni derivanti dal memorandum d’intesa firmato a Islamabad con gli Stati Uniti. Il funzionario ha spiegato che, allo stato attuale, non risultano in agenda nuovi colloqui, attribuendo la rottura a quelle che definisce «mosse aggressive» di Washington. In un passaggio chiave, ha avvertito che l’Iran intende reagire con fermezza a ogni attacco.
«Stavamo negoziando, ma gli americani hanno violato completamente il Memorandum d'intesa con le loro mosse aggressive [...] l'Iran darà una risposta decisa e una lezione severa agli aggressori»
Secondo la ricostruzione riportata dai media vicini a Teheran, i recenti attacchi rientrerebbero nella risposta ai raid ordinati dall’amministrazione Trump, in un ciclo di ritorsioni che ha progressivamente allargato il perimetro del confronto.
Le rivendicazioni iraniane e i bersagli nel mirino
Tasnim, agenzia legata ai Pasdaran, sostiene che le forze iraniane abbiano colpito gli hangar dei caccia e le aree di parcheggio per aeromobili nella base di Al-Azraq, affermando di aver distrutto almeno due caccia e tre velivoli statunitensi e di averne danneggiati altri. Le stesse fonti indicano un attacco a un’area di concentramento di truppe a Camp Arifjan, con la rivendicazione di vittime tra i militari USA. Tali elementi rimangono dichiarazioni di parte e necessitano di verifiche indipendenti.
Parallelamente, dalla città costiera di Mangaf, in Kuwait, sono circolate immagini di denso fumo dopo un’esplosione; le autorità del Paese hanno fatto sapere di essere pronte a tutelare i propri asset strategici, a cominciare dalle infrastrutture energetiche.
| Luogo | Evento | Fonte |
|---|---|---|
| Giordania (Al-Azraq) | 2 militari USA uccisi; rivendicati danni a velivoli | Centcom; media iraniani |
| Kuwait (Camp Arifjan) | Rivendicato attacco a truppe statunitensi | Pasdaran/Press TV |
| Kuwait (Mangaf) | Danni a sito petrolifero; allerta difensiva | Autorità kuwaitiane |
Rischi per l’Italia: energia, rotte e alleanze
Per l’Italia, l’inasprimento della crisi tocca tre piani essenziali. Primo, la sicurezza energetica: il Kuwait è tra i produttori chiave del Golfo e ogni minaccia alle sue installazioni o alla filiera logistica può riflettersi sui prezzi e sulla stabilità degli approvvigionamenti mondiali, con ripercussioni per famiglie e imprese italiane. Secondo, la libertà di navigazione nelle rotte che uniscono il Golfo ai mercati europei, fondamentali per il trasporto di combustibili e merci strategiche. Terzo, il quadro delle alleanze euro-atlantiche, in cui Roma si muove bilanciando solidarietà con i partner e la necessità di prevenire un allargamento del conflitto regionale.
Un negoziato in stallo e un equilibrio sempre più fragile
La sospensione unilaterale degli impegni legati al memorandum di Islamabad azzera, almeno per ora, un canale che era stato pensato per raffreddare la tensione. Il fatto che a questa decisione facciano seguito attacchi contro basi con presenza statunitense in Giordania e Kuwait segnala una fase in cui gli strumenti militari sembrano prevalere su quelli diplomatici. In assenza di un deconflicting credibile, ogni nuovo episodio rischia di alimentare una spirale di ritorsioni con effetti a catena su partner e vicini.
Cosa guardare nelle prossime ore
- Conferme indipendenti sui danni militari rivendicati dall’Iran e sul bilancio delle vittime a Camp Arifjan.
- Eventuali misure di protezione aggiuntive da parte di Kuwait e Paesi del Golfo a tutela di impianti energetici e porti.
- Segnali di riapertura diplomatica dopo lo strappo sul memorandum: canali indiretti, mediazioni regionali, ruolo di attori terzi.
Il conflitto a bassa intensità tra Washington e Teheran si riaffaccia dunque con forme più dirette e rischiose, in un’area che resta centrale per l’economia globale. La priorità per gli attori regionali e per l’Europa è evitare che il teatro si allarghi e che l’energia torni a essere strumento e bersaglio di una contesa senza sbocchi.