Un passaggio strategico sotto la lente del diritto internazionale
La recente notizia che lo Stretto di Hormuz risulta di nuovo chiuso richiama l'attenzione su un quadro normativo spesso citato ma non sempre operativo: la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS). Disegnata per mettere ordine tra acque territoriali, zone economiche e rotte internazionali, la Convenzione è stata il tentativo più organico di regolamentare l'uso dei mari a livello globale.
La genesi e i numeri essenziali
La Convenzione fu adottata il 10 dicembre 1982 a Montego Bay (Giamaica) e si proponeva di chiarire concetti come la sovranità costiera entro 12 miglia e la zona economica esclusiva di 200 miglia. Tuttavia, l'entrata in vigore della Convenzione è avvenuta soltanto nel 1994 e, soprattutto, non tutti gli attori globali l'hanno ratificata.
"mare patrimonio comune dell'umanità"
Oggi le ratifiche ufficiali sono 167, con l'Unione Europea e l'Italia fra i firmatari. Ma due assenze pesano sul fronte pratico: gli Stati Uniti, che hanno firmato senza ratificare, e l'Iran, che non ha mai ratificato la Convenzione. Questo crea un varco giuridico quando si tratta del controllo e della gestione di stretti strategici come Hormuz.
Quali problemi concreti emergono
- L'UNCLOS fissa principi ma alcuni articoli possono risultare ambigui o applicabili «solo in tempo di pace»;
- L'assenza di ratifica da parte di Stati chiave complica l'uniformità delle norme d'intervento e di transito;
- Nel contesto di tensioni geopolitiche, il diritto del mare offre strumenti ma non sempre la capacità di imporli.
Il risultato è un quadro in cui le regole internazionali esistono sulla carta, ma la loro efficacia dipende dalla volontà politica degli Stati e dalla capacità delle istituzioni internazionali di farle rispettare.
Uno sguardo pratico: chi ratifica e chi no
| Elemento | Stato attuale |
|---|---|
| Ratifiche totali | 167 |
| Unione Europea e Italia | ratificate |
| Stati Uniti | firmatari ma non ratificanti |
| Iran | non ratificata |
Quando lo Stretto di Hormuz viene indicato come «chiuso», la disputa non è solo militare o politica: è anche, e forse soprattutto, giuridica. Senza l'unanime adesione alle regole, le controversie si giocano in campo operativo e diplomatico piuttosto che nelle corti internazionali.
Per l'Italia e gli altri Paesi importatori di merci e petrolio, la questione non è astratta: la sicurezza delle rotte marittime è un nodo cruciale per l'economia. L'UNCLOS fornisce una cornice essenziale, ma la sua efficacia resta vincolata alla concretezza delle scelte sovrane e alla politica internazionale. In attesa che la legislazione internazionale si rafforzi o che nuovi accordi emergano, la gestione pratica di stretti come Hormuz continuerà a rappresentare una delle prove più delicate per il diritto del mare.
Fine.