Gigi Buffon torna a parlare e lo fa con la chiarezza che ha accompagnato la sua carriera: fuori dal calcio per la prima volta in trentacinque anni, l'ex capitano della Nazionale non risparmia riflessioni sul presente azzurro e sulle scelte della Federazione.
Un bilancio non solo personale
Intervistato dopo l'addio alla FIGC, Buffon ripercorre il momento della Nazionale e non si limita alle sensazioni: ricordando i successi e il percorso che ha portato all'Europeo, mette in evidenza la necessità di riavvolgere il nastro per ritrovare lo slancio giusto e scongiurare il clima che ha accompagnato l'ultima eliminazione ai Mondiali. Da simbolo con 176 presenze, la sua voce pesa nel dibattito pubblico e invita a una riflessione pragmatica sulle responsabilità che spettano a giocatori, tecnici e dirigenti.
Su Mancini: riconoscimento tecnico, ma dubbi sul progetto
Il giudizio su Roberto Mancini è articolato: Buffon riconosce che, sul piano tecnico, Mancini ha dimostrato una capacità di interpretare un progetto e un'identità di gioco. Tuttavia, sottolinea come nelle diverse stagioni si siano visti tre volti dell'allenatore — dall'entusiasmo iniziale alla difficoltà di confermarsi fino al momento in cui «si è rotto qualcosa» nella convinzione collettiva. Sul piano personale aggiunge che, pur valutando Mancini tecnicamente valido, avrebbe preferito una scelta diversa per la guida della Nazionale.
"Alla fine, Mancini è una scelta tecnicamente giusta perché ha dimostrato un gioco funzionale a un progetto."
Radici del problema: tema giovani e senso di appartenenza
Buffon mette il dito sulla piaga che spesso attraversa il dibattito calcistico italiano: la scarsa valorizzazione dei giovani. Per il portiere, il sistema è rimasto indietro e va ripensato per permettere ai talenti di emergere. L'ex campione cita inoltre il valore del senso di appartenenza come fattore non trascurabile nelle scelte: porta l'esempio personale della sua esperienza alla Juventus, dove scese in Serie B e accettò una drastica riduzione dello stipendio per restare e dare un segnale chiaro sulla continuità e l'attaccamento alla maglia.
- Responsabilità collettiva: Buffon chiede risposte ai giocatori e agli italiani, non solo alla dirigenza.
- Valutazione tecnica di Mancini: ritenuto valido, ma non necessariamente la soluzione definitiva.
- Scelta dei tecnici: citato Ranieri come garanzia e rimpianto su altre opzioni.
Conseguenze e scenari
Le parole di Buffon pesano perché vengono da chi ha vissuto il calcio italiano dall'interno per decenni. La sua richiesta di cambiamento non è un appello retorico: tocca questioni pratiche — dalla gestione dei talenti giovanili alla scelta di profili tecnici che sappiano garantire continuità — che dovranno essere affrontate dalla Federazione e dal movimento professionistico. Anche il riferimento a posizioni contrapposte interne agli ambienti tecnici apre il tema della governance: quando il tasso di aspettativa è alto, le nomine e le strategie diventano centrali per evitare nuovi cicli di risultati deludenti.
| Tema | Osservazione di Buffon |
|---|---|
| Valutazione di Mancini | Scelta tecnicamente valida, ma con riserve |
| Giovani | Non valorizzati: sistema rimasto indietro |
| Senso di appartenenza | Fattore determinante, esempio personale dalla Juve |
Il messaggio è chiaro: non basta individuare il nome giusto per la panchina. Serve una strategia strutturata e condivisa per rilanciare il calcio italiano, cominciando dall'investimento sui giovani e dalla capacità di mantenere alti i livelli motivazionali in un progetto pluriennale. Le parole di Buffon, per storia e autorevolezza, sono destinate a restare nel dibattito pubblico e a spingere le istituzioni sportive verso risposte concrete.