Durante l'incontro "La mia voce, il mio volto, il mio algoritmo: difendere l'identità artistica nell'era dell'IA", organizzato dal Nuovo Imaie nell'ambito della Festa del cinema di Roma, rappresentanti del mondo artistico e istituzionale hanno avvertito sull'urgenza di nuove regole per l'uso dell'intelligenza artificiale generativa.
Un avvertimento dai protagonisti
Il presidente del Nuovo Imaie, Andrea Miccichè, ha chiesto di definire rapidamente modalità di gestione del patrimonio creativo: la preoccupazione è che tecnologie che permettono la clonazione della voce e la generazione di immagini possano vampirizzare materiali e identità artistiche senza tutela adeguata. Sul tavolo ci sono questioni che toccano il diritto d'autore, la remunerazione e la dignità personale degli interpreti.
L'attore e portavoce del settore audiovisivo del Nuovo Imaie, Gianmarco Tognazzi, ha sollecitato una posizione di principio, oltre alla mera negoziazione economica: secondo lui l'IA è «un servizio tecnico che non deve sostituire o usurpare» la creatività e la presenza umana.
"Sull'intelligenza artificiale va fatta una battaglia di principio, non solo legata alla remunerazione. Non dobbiamo cadere nell'errore di pensare che si possa gestire, trovando un compromesso economico"
Non solo star: il rischio riguarda tutti
Il tema non è circoscritto agli artisti o ai personaggi pubblici. Come ha sottolineato Luca Ward, attore e doppiatore tra i primi in Italia a registrare la propria voce come marchio sonoro presso l'ufficio Ue per la proprietà intellettuale (Euipo), la diffusione dei deepfake e delle tecniche di clonazione vocale può avere conseguenze economiche e psicologiche anche per cittadini comuni. La registrazione della voce come marchio viene indicata da alcuni protagonisti come un segnale politico e simbolico: citando il gesto analogo della presidente del Consiglio, si è ribadita la necessità che le istituzioni si muovano con rapidità.
Quali nodi vanno sciolti
Dal dibattito emergono alcune questioni pratiche e normative che richiedono attenzione:
- Definizione dei limiti all'uso di voci e volti per modelli generativi.
- Meccanismi di remunerazione per l'utilizzo di patrimoni creativi digitalizzati.
- Tutele legali contro la creazione e la distribuzione di deepfake dannosi.
- Strumenti di identificazione per distinguere contenuti autentici da quelli sintetici.
Attori e istituzioni a confronto
All'incontro hanno partecipato voci del settore artistico insieme a esperti e rappresentanti delle istituzioni. Il richiamo principale è per una regolamentazione che non si limiti a equilibri economici ma che ponga paletti di principio per evitare che la tecnologia diventi uno strumento di usurpazione dell'identità.
| Parte | Richiesta/Posizione |
|---|---|
| Nuovo Imaie (Andrea Miccichè) | Protezione del patrimonio creativo dall'uso non autorizzato |
| Settore audiovisivo (Gianmarco Tognazzi) | Regole di principio per impedire che l'IA usurpi ruoli umani |
| Luca Ward | Segnalazione dell'impatto economico e psicologico; esempio di registrazione voce all'Euipo |
Il confronto indica che la sfida non è soltanto tecnica ma anche culturale e legislativa: serve una cornice normativa chiara che tuteli diritti e identità, senza però soffocare l'innovazione. Le proposte concrete emerse al dibattito potrebbero alimentare l'agenda politica nelle prossime settimane, con l'obiettivo dichiarato dai partecipanti di muoversi "veloci" per evitare vuoti normativi che favoriscano abusi.
Per il mondo della produzione audiovisiva e musicale, così come per ogni cittadino che vive in rete, la posta in gioco è alta: proteggere la voce e il volto significa preservare anche il rapporto di fiducia tra pubblico e creatori, oltre a tutelare la persona nel suo ruolo digitale.