Il menù del backstage privilegia il territorio
Tra luci, palco e folla, c’è un luogo del festival che raramente finisce nei riflettori ma racconta molto della serata: l’area ristoro per gli artisti, allestita nel Cortile degli Svizzeri e accessibile solo con pass speciale. Qui l’organizzazione del Lucca Summer Festival ha scelto di concentrare l’accoglienza su fornitori locali e regionali, rinnovando un legame tra evento culturale e filiera produttiva del territorio.
Riti alimentari e piccole certezze prima del palco
Non è solo un buffet: sono rituali. Il consumo di determinati piatti fa parte della routine di alcuni artisti prima di esibirsi. Tra gli esempi citati, John Legend gradisce il pollo arrosto, consumato mezz’ora prima dello show, mentre Jamiroquai, dopo l’esibizione, ha optato per la pizza Margherita di Umberto. Anche il pubblico selezionato e gli addetti ai lavori apprezzano piatti semplici ma radicati nella tradizione, come la pasta aglio, olio e peperoncino che chiude frequentemente le serate.
«Quest’anno abbiamo puntato ancora di più su realtà limitrofe o al massimo regionali – insistendo anche sulla realizzazione dei piatti in diretta.»
La scelta degli organizzatori non è casuale: oltre al gusto, conta l’esperienza. Preparare i piatti davanti agli ospiti, mostrando procedure e segreti, aggiunge spettacolarità e trasparenza, un piccolo show nel cuore del festival.
Prodotti e proposte: tradizione e recupero
L’offerta gastronomica si rifà alla cucina toscana e a ricette locali rielaborate. Tra le proposte emergono specialità come il Cassarolo (ispirato ai testaroli lunigianesi e realizzato con necci andati male), i ciaccini di castagne, le crisciolette farcite e i piccoli panini a base di pesce firmati dai Salumi di Mare. Non mancano i morsi di frutta fresca e alcune scelte gastronomiche legate al mare, a testimonianza della pluralità culinaria regionale.
- Focus su produttori locali: preferenza per aziende regionali e limitrofe.
- Piatti preparati in diretta: elemento di intrattenimento per ospiti e stranieri.
- Tradizione reinterpretata: piatti di recupero e specialità tipiche rinnovate.
Chi mangia cosa: esempi dal festival
| Artista/ospite | Piatti scelti |
|---|---|
| John Legend | Pollo arrosto (carne succosa, pelle croccante) |
| Jamiroquai | Pizza Margherita di Umberto (dopo l’esibizione) |
| Stefano Roberto Belisari (Elio) | Rosato di Collemattoni e il Castarolo del Necciaio |
L’attenzione all’origine degli ingredienti si accompagna a scelte di recupero e sperimentazione: il Cassarolo è un esempio di come la tradizione possa trovare nuove declinazioni usando prodotti meno convenzionali, mentre altri piatti attingono a ricette storiche reinterpretate.
Il risultato è un modello che racconta due tendenze contemporanee: la ricerca del locale autentico come valore aggiunto per grandi eventi e la possibilità di trasformare il momento del catering in un piccolo palcoscenico gastronomico. Non solo sazietà, dunque, ma promozione del territorio e intrattenimento per ospiti e delegazioni straniere.
Al termine della serata, tra un bis e un applauso, resta la consapevolezza che anche una fetta di pizza o un piatto di recupero possono diventare strumento di narrazione culturale: del resto, nelle grandi kermesse musicali, i sapori dietro le quinte spesso dicono più di quanto si pensi. E sono quasi sempre toscani.