Trasformazione immobiliare e contenzioso: il caso di Ca’ Dadda
A Venezia, lungo uno dei tratti più noti del Canal Grande, la dimora denominata Ca’ Dadda è oggi attiva come struttura ricettiva di pregio e spazio per eventi. La gestione è affidata a Valentina Dadda e Francois Gelmetti, recentemente al centro di una vicenda giudiziaria che li ha visti opposti all’eurodeputata della Sinistra Italiana, Ilaria Salis.
La trasformazione dell'edificio da residenza familiare a luogo per l’accoglienza turistica è accompagnata da tariffe di fascia alta: secondo le informazioni pubblicate, una camera per due persone durante il weekend di Ferragosto (13-15 agosto 2026) vale 3.880 euro per due notti, mentre per un periodo autunnale indicato il prezzo sale a 4.080 euro. Oltre all’ospitalità notturna, la sede ospita ricevimenti, cene con chef e concerti, attività spesso gestite anche tramite una società esterna, Promoest. L’immobile figura inoltre tra le sedi della Biennale e dispone di una terrazza sul Canal Grande e di un accesso con porta d’acqua.
Il contenzioso con la politica
La vicenda legale riguarda il licenziamento dei due ex assistenti, avvenuto a febbraio con una lettera inviata da Salis. Il giudice di primo grado ha stabilito che non sussistevano i presupposti per un licenziamento per giusta causa, e ha quantificato l’indennizzo: 147.900 euro per Dadda e 153.000 euro per Gelmetti. La sentenza non è ancora definitiva: Salis ha annunciato l’intenzione di presentare appello e ha spiegato di non aver potuto partecipare al processo di primo grado perché, a suo dire, ignara della notifica.
«Questa dimora è stata il cuore della mia famiglia per tre generazioni. Ho trascorso qui la mia infanzia... Ca’ Dadda non è solo una casa, è un pezzo di storia viva e condividerla con voi è un privilegio»
La dichiarazione comparsa sul sito della struttura sottolinea il legame familiare con l’immobile e il valore storico della dimora. Nel corso del procedimento, l’eurodeputata aveva anche osservato pubblicamente che i due avessero mezzi di sostentamento, facendo riferimento all’attività nel settore turistico.
Impatto locale e osservazioni
- La presenza di strutture ricettive di lusso in edifici storici continua a segnare il tessuto urbano, con effetti sul mercato immobiliare e sulla disponibilità di alloggi destinati ai residenti.
- Il caso unisce questioni di lavoro e di diritto del lavoro con il tema del turismo d’élite, che a Venezia suscita dibattiti su conservazione, accessibilità e uso del patrimonio edilizio.
- Essendo la sentenza di primo grado non definitiva, la vicenda rimane aperta e potrà evolversi in appello, con possibili ripercussioni sull’immagine pubblica dei soggetti coinvolti.
| Voce | Dato |
|---|---|
| Indennizzo per Valentina Dadda | 147.900 € |
| Indennizzo per Francois Gelmetti | 153.000 € |
| Prezzo 13-15 agosto 2026 (camera per 2) | 3.880 € |
| Prezzo periodo indicato in ottobre | 4.080 € |
Per i residenti di Venezia restano questioni pratiche: la trasformazione di unità abitative in strutture per ospiti a pagamento, soprattutto in prossimità di aree turistico‑monumentali come Rialto, incide sulle dinamiche di mercato e sull'accesso allo spazio urbano. La vicenda giudiziaria aggiunge un ulteriore livello di attenzione, coinvolgendo personaggi noti della politica locale e nazionale.
Rimane da osservare l’esito dell’appello annunciato da Salis e le eventuali future decisioni amministrative o urbanistiche che possano intervenire sul destino di immobili analoghi nel centro storico.