La Procura di Roma considera la strada costituzionale dopo il diniego della Camera
La vicenda giudiziaria che coinvolge l'ex sottosegretario alla Giustizia e deputato di Fratelli d'Italia, Andrea Delmastro, e il ristoratore romano Mauro Caroccia entra in una nuova fase procedurale. La Procura della Repubblica di Roma sta valutando la possibilità di sollevare un conflitto di attribuzioni davanti alla Corte costituzionale qualora l'Aula della Camera confermi il diniego espresso dalla Giunta delle autorizzazioni a procedere.
La richiesta originaria degli inquirenti mirava all'acquisizione delle comunicazioni tra Delmastro e Caroccia nell'ambito dell'inchiesta nota come "Bisteccheria d'Italia", che ha già portato alle dimissioni dall'incarico di sottosegretario e che riguarda presunti rapporti societari e la gestione di attività di ristorazione. I magistrati ritengono che quelle chat possano essere elementi utili per ricostruire modalità di costituzione, finanziamento e gestione delle società indagate e per verificare eventuali collegamenti con la famiglia Caroccia.
La Giunta delle autorizzazioni a procedere della Camera, nella seduta del 22 luglio, ha però negato l'accesso a tali messaggi. Tra i rilievi emersi nel dibattito parlamentare sono stati sottolineati elementi ritenuti critici dalla componente di centrodestra: la presunta genericità dell'oggetto della richiesta, l'assenza di limiti temporali e la mancata dimostrazione che non fosse possibile ricorrere ad altri strumenti investigativi meno invasivi.
"Bisteccheria d'Italia"
Gli sviluppi processuali restano dunque legati all'esito della votazione che si terrà in Aula il 30 luglio per l'autorizzazione alla acquisizione delle chat. Se l'Assemblea dovesse confermare il diniego, la Procura di Roma valuterà formalmente l'eventualità di sollevare il conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato dinanzi alla Consulta.
Per i cittadini romani la possibile scelta di portare la controversia davanti alla Corte costituzionale comporta alcune conseguenze pratiche e istituzionali:
- ritardo potenziale nelle attività investigative legate all'inchiesta che coinvolge persone e società della capitale;
- accentuazione del confronto tra magistratura e Parlamento su limiti e garanzie nelle attività istruttorie;
- possibile impatto sul profilo politico dell'interessato, già dimessosi dall'incarico governativo.
Dal punto di vista procedurale, la valutazione della Procura si inserisce in una prassi non frequente ma prevista dall'ordinamento: il conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato rappresenta lo strumento con cui un organo giudiziario può chiedere alla Corte costituzionale di dirimere situazioni nelle quali il reciproco esercizio di funzioni costituzionali appare compromesso.
Al momento non risultano ulteriori dichiarazioni ufficiali delle parti coinvolte oltre a quanto emerso in sede di Giunta parlamentare e nei passaggi istituzionali citati. Restano centrali, per la prosecuzione dell'indagine, gli accertamenti sulla composizione, il finanziamento e la gestione delle società coinvolte e l'eventuale rete di rapporti che la Procura intende approfondire.
| Data | Evento |
|---|---|
| 22 luglio | Giunta delle autorizzazioni a procedere della Camera nega l'accesso alle chat |
| 30 luglio | Aula della Camera vota sull'autorizzazione richiesta dalla Procura |
La cittadinanza romana e gli osservatori istituzionali seguiranno con attenzione gli esiti della votazione in Aula e le eventuali decisioni della Procura, che potrebbero ridefinire i confini tra azione investigativa e prerogative parlamentari in un caso con ripercussioni sia giudiziarie sia politiche.