Una cifra che pesa: la Longevity Economy come grande settore economico
Secondo il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, la somma delle attività economiche correlate all'allungamento della vita — la cosiddetta Longevity Economy — è valutata in 714,8 miliardi di euro. Questa stima colloca tale insieme di settori al sesto posto tra i 27 Paesi dell'Unione europea per valore, posizionandosi dopo economie come quella tedesca (4.121 miliardi di euro) e alcuni grandi Paesi europei, e davanti a Stati che hanno Pil nazionali inferiori.
Che cosa include questo valore
- Prodotti e servizi rivolti agli over 50 e over 65;
- spesa sanitaria, assistenziale e per care-giving (formale e informale);
- beni e apparecchiature specifiche per la vita quotidiana e la cura delle persone anziane;
- lavoro delle strutture residenziali e delle professioni sanitarie e socio‑assistenziali.
La ricerca sottolinea come, adottando la stessa metodologia utilizzata da Oxford Economics per analisi simili, il valore della Longevity Economy rappresenti circa il 33% del PIL 2024 dell'Italia. Questo dato indica quanto la domanda legata alla popolazione più anziana incida già oggi sull'economia nazionale.
Occupazione: numeri e interpretazioni
Le stime raccolte dal Centro Studi indicano che la domanda prodotta dai circa 14,5 milioni di over 65 genera un impatto occupazionale quantificabile in circa 5,6 milioni di posti di lavoro. Se si estende l'analisi includendo gli over 50 che si stanno adattando a vite più lunghe, il totale degli occupati collegati al settore sale fino a circa 9 milioni.
| Voce | Valore |
|---|---|
| Valore Longevity Economy | 714,8 miliardi € |
| Incidenza sul PIL 2024 | 33% |
| Over 65 coinvolti | 14,5 milioni |
| Occupazione stimata | 5,6 milioni (fino a 9 milioni se si includono gli over 50) |
Implicazioni pratiche per famiglie, imprese e servizi pubblici
Per le famiglie, il dato implica una domanda costante e crescente di servizi di cura, assistenza domiciliare e prodotti per la vita quotidiana: ciò può tradursi in maggiori spese dirette, ma anche in opportunità occupazionali locali legate a badanti, assistenza sanitaria territoriale e fornitori di tecnologie assistive.
Per le imprese e i commercianti, la Longevity Economy segnala un mercato ampio e diversificato: dalle aziende medicali ai produttori di ausili e dispositivi, fino ai servizi di turismo e tempo libero pensati per target più maturi. Investire in prodotti e canali adeguati a questa fascia demografica può rappresentare una leva di crescita.
Per il settore pubblico, la sfida è duplice: adattare infrastrutture e servizi (sanità territoriale, rete delle cure intermedie, formazione professionale per i caregiver) e gestire la sostenibilità dei costi. La transizione demografica richiede politiche integrate che mettano in relazione welfare, mercato del lavoro e innovazione tecnologica.
Rischi e opportunità
La stima, pur evidenziando un enorme potenziale economico, mette anche in guardia: l'Italia risulta ancora "piuttosto impreparata" a governare pienamente questa trasformazione. Senza interventi mirati su formazione, regolarizzazione del lavoro di cura e investimenti in prevenzione e tecnologie, il Paese rischia di non sfruttare appieno il valore della Longevity Economy o di pesare in modo insostenibile su famiglie e conti pubblici.
In sintesi, la Longevity Economy non è solo una fotografia dei numeri attuali: è un invito a ripensare modelli di cura, servizi e politiche del lavoro per trasformare la sfida demografica in opportunità economica e sociale.