Operazione antimafia: sequestri e indagini tra Parma e Reggio Emilia
Un'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Bologna ha portato al sequestro di quattro siti e di sei autocarri, con l'iscrizione nel registro degli indagati di 20 persone e quattro società, in una vicenda che interessa imprese attive nel recupero di materiali ferrosi e non ferrosi tra le province di Parma e Reggio Emilia.
L'attività investigativa, condotta tra il 2022 e il 2026 dal Nucleo operativo ecologico di Bologna insieme al Nucleo investigativo di polizia ambientale, agroalimentare e forestale di Parma, ha ricostruito — secondo gli inquirenti — un sistema organizzato per la raccolta, la gestione e la commercializzazione illecita di rifiuti metallici e di veicoli fuori uso. Gli investigatori sostengono che sarebbero state movimentate oltre 650 tonnellate di materiale, con profitti stimati in circa 300.000 euro.
Secondo gli atti dell'indagine, i rifiuti sarebbero stati ritirati da piccole e medie imprese, officine meccaniche, cantieri edili e privati, utilizzando mezzi non sempre in regola con le autorizzazioni necessarie. I materiali venivano poi stoccati in aree non autorizzate prima di essere venduti o avviati al recupero.
- Forze coinvolte: carabinieri del Gruppo per la tutela ambientale e la sicurezza energetica di Venezia e del Gruppo carabinieri forestale di Parma;
- Organo inquirente: Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Bologna;
- Periodo delle indagini: 2022-2026.
Le attività investigative si sono avvalse di pedinamenti, appostamenti, sistemi di localizzazione satellitare, riprese video e drone, strumenti che, come riferito dagli inquirenti, avrebbero consentito di documentare i movimenti dei mezzi e le operazioni di carico e trasferimento dei materiali.
| Dato | Valore |
|---|---|
| Siti sequestrati | 4 |
| Autocarri sequestrati | 6 |
| Persone indagate | 20 |
| Materiale contestato | Oltre 650 tonnellate |
| Profitti stimati | 300.000 euro |
Per la provincia di Parma la vicenda solleva diverse questioni pratiche e amministrative: la necessità di controlli più stringenti su raccolta e trasporto dei rifiuti metallici, l'importanza di verificare l'effettiva autorizzazione dei mezzi e dei siti di stoccaggio e il peso che attività illecite di questo tipo possono avere sul mercato legale del recupero materiali.
Le imprese di recupero regolarmente iscritte agli albi e le officine che operano nel rispetto delle normative potrebbero infatti trovarsi a subire distorsioni concorrenziali e danni economici, oltre che rischi reputazionali per il territorio. Per i cittadini, infine, rimangono aperte domande su provenienza dei materiali e sul rischio ambientale legato a depositi non autorizzati.
Al momento non sono state rese note ulteriori misure cautelari personali né dettagli sulle identità degli indagati. Le indagini proseguono per chiarire le responsabilità e l'eventuale coinvolgimento di ulteriori soggetti e operatori nella filiera del recupero.
Le autorità competenti invitano chiunque disponga di informazioni utili a collaborare con gli investigatori, mentre i comuni e gli enti territoriali interessati dovranno valutare eventuali controlli aggiuntivi sulle attività di raccolta e stoccaggio dei rottami sul territorio provinciale.