Dietro le quinte: la piccola industria che tiene in tensione i campioni
La scena dei Championships non è fatta soltanto di erba, giudici di linea e grandi palcoscenici: c’è un luogo discreto e fondamentale, la sala incordatori, dove si costruisce in pratica la prima arma di un tennista. A Wimbledon, quel laboratorio è regolato come una bottega d’alta sartoria sportiva. Le scelte apparentemente tecniche — diametro delle corde, tensione, numero di racchette pronte per un match — hanno ricadute immediate sul rendimento in campo.
Dal resoconto pubblicato da Ubitennis emergono dati precisi sul setup richiesto da uno dei giocatori italiani più osservati: Jannik Sinner. Non si tratta di segreti sussurrati, ma di preferenze chiare e ripetute, registrate dalla squadra che cura le racchette nello Slam londinese.
Riveliamo subito il “non segreto”: Jannik Sinner chiede un monofilo da 1.30 mm
La specifica non è neutra: il monofilo da 1,30 mm combinato con tensioni solitamente attorno a 27 kg (talvolta 28 kg) crea una racchetta estremamente rigida, indicata per un giocatore che privilegia il controllo e sfrutta la velocità di braccio per ottenere potenza. A spiegare routine e numeri è il caposala, Lucien Nouges, che racconta come si strutturi il lavoro quotidiano.
Organizzazione e numeri: quante racchette servono e chi paga
La gestione pratica è altrettanto pragmatica. Per Sinner la richiesta è di 5 racchette pronte per ogni match, più una dedicata all’allenamento mattutino. Quella quantità rispecchia la media dei professionisti: i giocatori moderni si muovono su pacchetti simili, e le manutenzioni tra cambio corde e regolazioni sono continue.
- Diametro corde: 1,30 mm è il più usato ai massimi livelli.
- Tensioni: Sinner 27–28 kg; media dei pro 23–25 kg.
- Racchette per match: 5 (+1 per l’allenamento, nel caso di Sinner).
Un dettaglio forse sorprendente per i non addetti ai lavori: i giocatori pagano il servizio degli incordatori. Il costo indicato per l’operazione è di 24 sterline a racchetta (pari a circa 28 euro), e la spesa viene gestita insieme ai prize-money. Le corde, invece, sono quasi sempre fornite dai giocatori stessi o dal loro entourage tecnico.
Il lavoro del “branco di lupi” e la personalizzazione estrema
Nouges definisce il team come un gruppo metodico che lavora per adattare l’attrezzo al colpo del campione: non basta conoscere il materiale, bisogna interpretare preferenze, abitudini e sensibilità. Le differenze di qualche chilogrammo nella tensione o di qualche decimo nel diametro della corda possono trasformare la sensazione al braccio e il comportamento della palla.
Nel corso dell'intervento in sala è passato anche Darren Cahill, a ritirare il "pacco" di Head per Sinner, a ricordare quanto la cura del dettaglio sia elemento quotidiano e visibile anche tra tecnici di primo piano.
| Elemento | Sinner | Media Pro |
|---|---|---|
| Diametro corde | 1,30 mm | 1,30 mm |
| Tensione | 27 kg (a volte 28 kg) | 23–25 kg |
| Racchette per match | 5 (+1 allenamento) | simile |
| Prezzo incordatura | 24 £ (≈ 28 €) | — |
Questi numeri spiegano perché la sala incordatori è spesso chiamata, con un certo spirito, il laboratorio invisibile dello Slam: qui si traduce in pratica la strategia tecnica di un atleta. Per gli appassionati di tennis, sapere che una scelta tecnica apparentemente minuta può avere effetti tangibili su rotazioni, profondità e controllo aggiunge una nuova chiave di lettura alle partite.
In fondo, dietro ogni colpo spettacolare c’è anche una manciata di nodi ben fatti e qualche chilogrammo di tensione in più o in meno. A Wimbledon, come altrove, la vittoria passa tanto dalla testa e dai piedi quanto da ciò che tiene la corda nella mano di chi colpisce.
Fine. Un promemoria per chi segue il torneo: la disciplina tecnica non è meno affascinante della battaglia sul campo — e spesso è proprio lì, in sala, che si scrive una parte della partita.